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Nuova escalation turca in Siria

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Dopo aver attaccato il cantone curdo di Afrin la Turchia ha alzato ancora la posta. Nella notte tra il 29 e il 30 Gennaio un consistente convoglio di forze regolari turche è penetrato nella provincia di Idlib, nel nord ovest del paese, e fisicamente scortato da gruppi di miliziani islamici di Tahrir Al-Sham, ovvero membri della branca siriana di Al-Qaeda, si è dispiegato lungo una linea difensiva. La mossa sembra essere una risposta al fatto che le forze lealiste del governo siriano nelle ultime settimane parevano aver fatto crollare le linee difensive dei jihadisti in quella che è l’ultima grande roccaforte dei gruppi ribelli. Con la presa dell’aeroporto di Abu Al-Duhur e della vicina cittadina omonima da parte delle truppe del regime di Bashar Al Assad infatti, molti ritenevano che si fosse giunti a un punto di svolta dal punto di vista militare nel confronto in atto nella regione.
Al contrario che ad Afrin, Ankara stavolta ha inviato un vero e proprio contingente di truppe regolari, mossa senza precedenti nella crisi, almeno in questi numeri e con questa penetrazione geografica. Sembra che ci siano stati colpi di avvertimento nei pressi del convoglio sparati sia dall’artiglieria siriana, schierata a pochi chilometri, sia da parte dell’aviazione russa, che sorvola incessantemente la zona. Questa notte gli incursori turchi hanno subito il primo attentato, una mina stradale ha distrutto due veicoli causando alcune vittime tra le file dell’esercito di Ankara.

E’ difficile in questa fase stabilire motivazioni e contesto di una mossa così improvvisa, inaspettata e rischiosa da parte della Turchia, il livello di concertazione con gli altri attori internazionali è da stabilire. Probabilmente sia Washington che Mosca erano stati informati, e probabilmente hanno preferito lasciar fare ad Erdogan questa ennesima intemerata. Il motivo potrebbe risiedere nel fatto che il governo turco sta assumendo dei rischi enormi con questa escalation militare, quello del nord ovest della Siria è un terreno praticamente impossibile da controllare, dove si muovono indisturbati uomini dei servizi fedeli ad Assad e gruppi di estremisti difficili da controllare, oltre ad altri gruppi jihadisti finanziati da rivali geopolitici della Turchia come l’Arabia Saudita. Tutti questi attori potrebbero rendere la permanenza delle truppe regolari turche in Siria molto difficile, per usare un eufemismo, e il primo attentato a nemmeno 24 ore dal loro ingresso potrebbe essere un segnale eloquente in questo senso.

Clear As Mud: rischio calcolato ovunque.

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