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Brexit 5/ Comunque vada, sarà un disastro?

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Eccoci di nuovo con le mirabolanti avventure della Brexit. Buzzfeed è entrato in possesso di un documento ad uso interno redatto dall’apposito Dipartimento per la Brexit del governo, diretto da David Davis. Il documento analizza i tre possibili scenari economici per la Gran Bretagna per i 15 anni successivi all’uscita del paese dall’Unione. Con un accordo sul libero scambio con l’UE come quello auspicato dalla May a Firenze il documento stima una contrazione del PIL attorno al 5%. Il miglior scenario per Londra sarebbe tuttavia quello di un accordo che permetta comunque l’accesso al Mercato Unico, in quel caso i danni sarebbero limitati a una recessione del 2%, mentre lo scenario più drastico, quello in cui i rapporti tra UE e UK fossero regolamentati dalle regole del WTO, vedrebbe la ricchezza prodotta dal regno unito crollare dell’8%.
Il documento è molto dettagliato a quanto rivela Buzzfeed, comprende un’analisi dei settori messi in difficoltà dalla mossa isolazionista, ovvero tutti con particolare attenzione al ruolo di capitale finanziaria ritagliato da Londra grazie alla contemporanea presenza/assenza all’interno dell’UE garantita dalla specificità degli accordi in essere. Il rapporto valuta anche gli scenari di compensazione resi possibili dalla firma di altri accordi commerciali con i partner extraeuropei. Secondo il documento un accordo con gli USA porterebbe a un aumento dello 0,2% del PIL mentre un accordo con Cina, India e Golfo un impatto oscillante tra lo 0,1% e lo 0,4%. Come sostenuto dal partito inglese del “remain” quindi, questi calcoli rappresenterebbero la prova che il mercato interno inglese da solo è meno interessante di quello che i “brexiteers” sostenevano e che una contrattazione singola non può garantire uguali vantaggi. Non si sa come questo paper sia trapelato, a quanto pare la sua diffusione era di fatto limitata ai membri del governo di Theresa May.

Vi proponiamo nel grafico di oggi un’altra stima, quella dell’OECD, un centro studi economico internazionale con sede a Parigia cui partecipano 39 paesi di tutto il mondo. Dati e committenti sono diversi, le previsioni simili.

Clear As Mud: so say we all.

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