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La Palestina, l’arte, le fake news involontarie.

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La Palestina è un posto parecchio complicato, per così dire. Negli ultimi anni si è diffusa la moda tra gli artisti di tutto il mondo di viaggiare fino al West Bank per lasciare una propria opera impressa sul muro di separazione costruito dal governo di Israele su lunghi tratti del confine dei territori occupati. Il fenomeno ha generato una polemica tra i residenti e su scala internazionale, perché questa tendenza viene vista come una specie di “turismo della disperazione”. La controversia nasce principalmente dal fatto che molte opere non riguardano la questione palestinese, ma usano il muro come palcoscenico per tematiche varie, sfruttandone la visibilità negativa. Nei giorni scorsi molti media hanno diffuso questa foto di un’opera del celebre artista australiano Lushsux che ritrae Mark Zuckerberg, ” arricchita” da una scritta di protesta circa questo fenomeno. La foto è stata presentata come dimostrazione del diffuso sentimento dei residenti verso quest’arte d’importazione. Lushsux è un po’ il simbolo di questo fenomeno perché ha standardizzato un modello di business curioso, le sue opere nascono da crowdfunding su internet.
È però emerso successivamente che la scritta in realtà è opera di un altro artista occidentale, una sorta di operazione di meta-arte, di fatto manifestazione dello stesso fenomeno.

Complesso, no? Usate i bottoni, sennò diciamo a Nadia Toffa che a casa vostra fate le messe nere radioattive con bigpharma.

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